Nello stesso tempo, il Castello degli Arborea e la città di
Oristano vengono cinti d’assedio dalle truppe Aragonesi e
dei loro amici isolani e la principessa ha così modo di
mettere comunque in luce tutto il proprio coraggio. E’
instancabile nel curare i feriti, confortare le donne,
organizzare la difesa, soccorrere e consolare i moribondi.
E’ sempre la prima sugli spalti e nel pericolo ad aiutare e
sostenere, mentre Ugone, ignaro della morsa che sta
lentamente ma irrimediabilmente strangolando la capitale del
Regno in procinto di capitolare, con le sue truppe compie
scorrerie e mette lo scompiglio fuori dai territori del
Giudicato, da Cagliari alla costa, roccaforti del nemico. Ma
quando tutto per gli oristanesi sembra ormai perduto, ecco
che ricompare, in una notte di luna piena, nel corso della
quale Eleonora, allo stremo delle forze e della resistenza
come gran parte dei suoi concittadini, si concede
un’insidiosa sortita al di là delle mura, Sir Walter.
Inattesa, imprevista ed imprevedibile, come il personaggio
stesso, la sua apparizione ha il potere di fugare dal capo
della ragazza un tentativo di assassinio orditi nell’ombra
contro di lei dall’”anima nera” di Valore e, poco tempo
dopo, quando ogni speranza sembrava ormai perduta, di far
rimpatriare Ugone ed i suoi che mettono in fuga e
definitivamente sbaragliano le forze aragonesi,
ricacciandole in mare.
Nella notte di sfrenati festeggiamenti per la storica
vittoria, ma anche di dolore e lutto per le tante vite
perdute in suo nome, Eleonora non pensa ad altro che a
ritrovare il tanto vagheggiato Salisborough, nei confronti
del quale non ha potuto impedirsi, fin dal primo incontro,
di provare un’attrazione tanto forte quanto istintiva, che è
cresciuta col tempo e la lontananza, nonostante tutte le
loro diversità ed avversioni. Lo cerca ovunque, immergendosi
nelle vie e nelle piazze di Oristano brulicanti di popolo.
Ed infine, lo trova: in una squallida bettola nei bassi
della città, che giace semincosciente in mezzo ad un
grappolo di giovani donne, e ragazzi, a pagamento, come un
satiro in mezzo alle sue ninfe. La vista di quel disgustoso
spettacolo di libertinaggtio senza vergogne, di pudore
violato, di tradimento imprevisto e per ciò ancora più
cocente, è così inattesa e crudele che la ragazza fugge via
in preda alla disperazione e alla furia, verso la notte,
maledicendo il proprio slancio e uccidendo in cuor suo il
legame sentimentale non ancora germogliato.
E in quella notte di vergogna incontra per caso Brancaleone
e gli getta le braccia al collo. Dopo la morte del padre
tanto amato e ammirato, lo sposa e lo segue a Genova,
lasciando il Giudicato nelle mani del fratello Ugone e della
giovane figlia di lui Benedetta, con il segreto desiderio di
dimenticare.
Ma prima…
Mariano le indica un luogo dove Eleonora diventerà la
principessa d’Arborea. Un eremo solitario ed abbandonato
dove vive forse l’ultimo dei Cavalieri del Tempio di
Gerusalemme in terra di Sardegna. Là, Eleonora impara lo
Spirito e la Spada, impara la Pace e la Guerra. E le Regole
dell’Ordine. Al fianco di un uomo che non avrebbe mai
immaginato potesse ricomparire nella sua esistenza:
Salisborough. Con lui, e sotto la guida del Maestro
Templare, perde le ultime scorie della giovinezza e la
verginità. Un rito di iniziazione. Prima di ripartire per il
suo destino, l’inglese le dona l’arma dei Templari, una
spada con il simbolo dell’Ordine.
Ora, la principessa d’Arborea è una donna determinata, sa
stare al proprio posto, sa fare ciò che deve: farà la moglie
e la madre senza più pensare ai giorni gloriosi della sua
terra, agli ideali della sua giovinezza, alla riscossa della
Sardegna per la libertà. E a quell’amore segreto che non
dimenticherà mai più.
Ma il Destino, ha ancora molto da chiederle e molto presto.
La sua Missione non è compiuta, anzi, è appena iniziata.
Valore, appoggiato dagli spagnoli che non hanno mai digerito
le sconfitte subite dal Giudice di Arborea, ma che non se la
sentono di ritentare una nuova azione militare, riesce ad
intercettare, senza scrupoli, il malcontento di Signori e
popolino per le cattiva condotta di Ugone, sempre più solo e
cupo, rancoroso ed iniquo, e ad ordire una congiura di
palazzo nel corso della quale, sempre spalleggiato e
protetto dalla sua “anima nera”, uccide senza pietà Ugone e
Benedetta, prendendo possesso del Giudicato.
Appresa la notizia, giuntale col pugnale ancora intriso nel
sangue della giovanissima nipote, Eleonora comprende
finalmente ed improvvisamente perché quella lontana
iniziazione: schioda la spada dei Templari dal muro, veste
la cotta e l’armatura del guerriero, affidandosi a quel
cuore di uomo che per tutta un’esistenza ha dovuto
nascondere e dissimulare. E’ la figlia di Mariano, la
discendente degli Arborea, la vera vendicatrice e
pacificatrice della “nazione sarda”.