Santu Jorzi
 

 

 


Con chi ce l’hanno allora i critici?

È chiaro che, dopo la ricerca sociolinguistica coordinata da Anna Oppo, adesso tutti sappiamo che i sardi vogliono che il sardo continui a vivere e che riceva un ruolo ufficiale nella vita pubblica dei sardi. E allora, quelli che erano convinti che la morte del sardo sarebbe stata il risultato naturale del “progresso” cercano di opporsi alla sua riscossa contrabbandando la difesa dello status quo come difesa della pluralità linguistica.
Trovo molto fastidiose le accuse di “imperialismo linguistico” mosse a chi sostiene la LSC. Dato che questa accusa mi offende personalmente, preciso allora che sto parlando a titolo esclusivamente personale.

Queste sono le mie posizioni e non quelle della commissione o di qualcun altro. Io sono a favore dell’estensione dell’uso della LSC nella scuola e perfino nella letteratura. Ma voglio anche la fine della diversità linguistica in Sardegna? Esattamente dieci anni fa, si svolgeva a Quartu il secondo incontro del “Grupu po sa lingua sarda”. Siamo riusciti allora a portare in Sardegna una buona parte dei linguisti che in Europa lavoravano sul sardo. In quell’occasione ho presentato per la prima volta in Sardegna la mia proposta di unificazione della grafia del sardo. L’idea era semplice: sviluppare un’ortografia unitaria che permettesse diverse pronunce, mantenendo quindi inalterata la situazione del parlato. Il principio che ispirava la mia proposta era appunto quello del diritto di ciascun essere umano di parlare la propria varietà linguistica. 

Questo è uno dei diritti civili fondamentali e su questo terreno non accetto lezioni da nessuno. Ma prima di tutto bisogna rispondere alla domanda fondamentale: perché estendere l’uso della LSC alla scuola? Perché abbatterebbe i costi del materiale didattico. Tutto lí! Basterebbe unire al materiale didattico prodotto unitariamente un manualetto in cui al docente di sardo si spiega il rapporto tra le convenzioni grafiche della LSC — ricordiamo: lingua unicamente scritta! — e il dialetto locale. Il sardo insegnato sarebbe la varietà locale e i bambini dovrebbero imparare a scriverla seguendo le convenzioni grafiche unitarie. Dove è l’imperialismo linguistico? 

Gli scrittori: perché dovrebbero usare la LSC?Per nessun motivo particolare — ognuno deve poter scrivere come più gli garba — se non, forse, il volersi esprimere in una forma di sardo che superi il localismo del suo dialetto. Di nuovo: dov’è l’imperialismo linguistico?
Le convenzioni ortografiche sono, appunto, convenzioni. Se le si accetta funzionano. Se le si rifiuta, non funzionano. Non c’è niente di naturale nel rapporto tra fonemi e grafemi. Come si può vedere, la difesa del plurilinguismo — e del sardo meridionale — non è monopolio dei nemici della LSC. C’è qualcuno che ha voglia di discutere su questi temi?
 


Roberto Bolognesi 
Docente Università di Amsterdam


Da-e La nuova sardegna del 4 luglio 2007