Santu Jorzi
 

 

 

 

Limba comuna, un progetto valido

Bolognesi: «I nemici del sardo si trincerano dietro la tutela del plurilinguismo per conservare lo status quo» di Roberto Bolognesi *

L’articolo “A chi serve davvero un mostro alla Frankenstein?”, pubblicato di recente dalla Nuova Sardegna, è il frutto della non lettura della mia relazione “La limba sarda comuna e le varietà tradizionali del sardo”. E la mia relazione si trova nello stesso sito web della Regione in cui è pubblicata l’altra relazione, “Le lingue dei sardi”, citata da Eugenia Tognotti, autrice dell’articolo.

E allora, dopo averlo detto a Paulilatino il 5 maggio, dopo la pubblicazione della mia relazione on line e in versione cartacea, ripeto: è vero che la LSC (Limba sarda comuna) non coincide esattamente con nessuna varietà tradizionale del sardo, ma chi ha mai decretato che la coincidenza debba essere del 100 per cento?

Si pensi al rapporto tra italiano e toscano. Stando alle mie misurazioni, la LSC coincide per il 90,03% con il sardo di Abbasanta. Questo dato vale nel caso in cui si prendano in considerazione anche le differenze lessicali tra le due varietà. Queste si possono però escludere dal confronto, dato che la LSC lascia libera la scelta delle parole. La coincidenza fonetica arriva in questo caso al 92,68%. Allora Eugenia Tognotti ha sí ragione, ma soltanto per il 7,32%, o per il 9,97% se si tiene conto anche del lessico.

Per il resto ha torto: la LSC corrisponde per il 92,68% a quello che vuole la maggioranza dei sardi, una varietà tradizionale del sardo. Quindi, volendo restare nella metafora scelta da Eugenia Tognotti, forse qui si può parlare di “chirurgia estetica” più che di mostro.E’ è utile ricordare che l’italiano è stato standardizzato dal Bembo nel 1527, sulla base delle sue preferenze per Petrarca (Bembo trovava Dante troppo “alto” e Boccaccio troppo “basso”) ed era una lingua cosí lontana dalla realtà che Manzoni è dovuto andare a “sciacquare i panni in Arno” — cioè ad imparare un po’ di toscano— per dare un minimo di credibilità linguistica al suo “I promessi sposi”. 

Ricordo anche che la lingua di Dante era un fiorentino arricchito da contributi provenienti da tutta l’area linguistica romanza. Una parte delle accuse mosse da Eugenia  Tognotti sono identiche a quelle che, altrove, Giulio Angioni ha sparato a lupara alla LSC: «“Sa limba comuna” e unica è un’ assurda violenza contro i sardi». Tognotti: «Molte le considerazioni che si potrebbero fare sull’ukase linguistico e su questa lingua inventata che — secondo la bizzarra affermazione degli unificatori — ci dovrebbe aprire la strada in Europa. Intanto, si muove nella direzione opposta a quella della legge regionale 26 del 1997, che proclamava la pari dignità di tutte le varietà linguistiche della Sardegna in qualunque ambito d’uso.

Varietà considerate una ricchezza da salvaguardare, di cui si temeva e denunciava la possibile perdita, come esito della politica linguistica tradizionalmente italianocentrica dello Stato unitario». Ma la LSC è ancora quella definita nelle “Norme linguistiche di riferimento a carattere sperimentale per la lingua scritta dell’amministrazione regionale”: «Fermo restando che intende valorizzare, valorizza e sostiene tutte le varietà linguistiche parlate e scritte in uso nel territorio regionale, la Regione ha ravvisato la necessità, dopo discussioni
e confronti sulla lingua sarda durati molti anni, di sperimentare l’uso del sardo per la pubblicazione di atti e documenti dell’amministrazione regionale. L’oralità nel contatto con gli uffici è fatta salva in ogni varietà della lingua ».

Io faccio parte della commissione tecnica regionale per la lingua di cui fa ancora parte anche Angioni, e non mi risulta che la LSC stia per essere imposta agli altri enti locali o alle scuole o alle case editrici o, meno che mai, ai singoli parlanti sardi. Inoltre, a Paulilatino il 5 maggio scorso Renato Soru ha detto chiaro e tondo che la LSC è una lingua esclusivamente scritta.