Da-e s'unione sarda de su 27.10.07
È il 1409,
pochi giorni dopo la battaglia di Sanluri. Il Re
Martino "Il Vecchio", compiaciuto delle notizie che
arrivano dal figlio Martino "Il Giovane", comandante
dei catalano-aragonesi in Sardegna, scrive agli
altri sovrani per informarli dello «sterminio e
l'esecuzione nei confronti della nazione sarda
traditrice e ribelle» e per render loro noto che
durante la battaglia dei soldati sono riusciti a
impadronirsi della "bandera dels sards", la bandiera
dei sardi. A noi che non possiamo tornare nel
passato non resta che saper leggere i segni e i
segni ci dicono che durante la centenaria lotta
contro un esercito invasore un Albero, un Albero
deradicato verde in campo bianco, inizialmente
simbolo del Giudicato d'Arbarèe, era divenuto
l'Albero dei sardi, la bandiera della nazione sarda.
Volgiamoci subito dall'altro lato. Nel 1409 la
bandiera identificativa della corona d'Aragona erano
le barras catalane, i Pali rossi e gialli. E
tuttavia, con altissima probabilità, sul campo di
guerra di s'occidroxu sventolava dal lato aragonese
anche un'altra bandiera. I Pali infatti, per
affermarsi, avevano dovuto scalzare dei "competitor"
che seppur sconfitti non erano scomparsi. Fra queste
bandiere alternative vi erano proprio i Quattro
mori, la cui prima testimonianza certa è un sigillo
del 1281. Quattro teste senza benda e dai tratti
marcatamente africanizzanti. In quel momento il
simbolo sembra indicare sia la "Riconquista" iberica
nei confronti dei "mori" (i mussulmani) sia
l'unificazione fra Aragona, Catalogna, Valenza e
Maiorca in un nuovo tipo di confederazione politica.
E tuttavia questo progetto, politico e simbolico,
non attecchisce e il nuovo simbolo si ritrova subito
in una situazione ambigua: è il sigillo della corona
d'Aragona ma non riesce a diventarne la bandiera. E
così, per la parte di storia che ci riguarda, a metà
del '300 ha già cambiato funzione: quando il sovrano
Pietro IV sbarca in Sardegna per tentare di arginare
la sollevazione dei sardi guidati da Mariano IV usa
i Pali come bandiera collettiva e i Quattro mori
come sua personale bandiera di guerra. Non solo:
stando ad un importante e controverso stemmario
dell'epoca già verso il 1380 il simbolo dei Quattro
mori passa a rappresentare il nascente "Regno di
Sardegna", vale a dire l'istituzione paravento della
conquista aragonese. Premonizione e avvertimento?
Non tutto ciò che suona sardo è a favore dei sardi.
Ad ogni modo ancor dopo l'apice del periodo
giudicale simboli, significati e interessi dovevano
esser chiari: nonostante la sconfitta della nazione
sarda e dell'Albero infatti dovranno passare quasi
duecento anni prima che i Quattro mori inizino
timidamente ad essere usati da dei sardi. Li
ritroviamo nel 1590 sui Capitoli di corte dello
Stamento militare di Sardegna, rivolti a sinistra e
benda sulla fronte. Fatti propri dall'élite
ex-catalana, e ora rappresentante in Sardegna della
Spagna, dieci anni dopo che il primo storico sardo
aveva teorizzato, nientemeno, che la conquista
aragonese fu una liberazione dei sardi dai tiranni,
ovvero i Giudici di Arbarèe. Pura coincidenza?
Così, mentre la memoria e il senso di un simbolo
venivano stravolti e si eclissavano un altro simbolo
si affermava, ma di certo non con lo stesso
significato. Infatti, se in periodo spagnolo i
Quattro mori vanno a indicare uno dei fedeli Regni
del sovrano di Spagna, in periodo Sabaudo il simbolo
passa addirittura ad identificare completamente la
nuova sovranità esterna. Per capirlo basta
riflettere sul fatto che i repubblicani sardi - il
"partito di Angioy" - non useranno i Quattro mori ma
sventoleranno la bandiera francese. Complicato
paradosso: i rivoluzionari sardi non possono
risollevare l'Albero che non ricordano ma nemmeno
possono far propria la bandiera sventolata dal
potere che vogliono abbattere.
I Quattro mori vengono usati tanto abbondantemente
dai Sabaudi che se ne ritrovano contemporaneamente
con benda sulla fronte e benda sugli occhi. Una
nuova foggia dunque nasce casualmente dall'errore
delle matrici di stampa ma non è casuale che quando
il simbolo riemerge dopo la prima guerra mondiale la
foggia scelta sia quella con la benda sugli occhi.
La mentalità che si afferma prima e dopo la guerra è
talmente marchiata di vittimismo che fa comodo
essere bendati: «il principio del sardismo - dice
Bellieni nel 1919- è che lo Stato deve ricompensare
in base alla quantità di sacrificio nelle trincee».
Non a caso è solo ora che le teste un tempo more e
mussulmane diventano nientemeno che i piccoli sardi
scuri e maltrattati. E soprattutto falliti:
irrimediabilmente perdenti proprio perché sardi, di
"razza e materno linguaggio sardi",
consustanzialmente privi di una propria storia e di
alta cultura. Così argomentano i leader del nascente
sardismo davanti a chi chiede se si possa "essere
una Nazione". Nazione abortiva, mancata, fallita:
ecco il significato politico che il simbolo ora
incorpora. Slittamento inquietante: le
argomentazioni di questi sardi riecheggiano in modo
più sofisticato le teorie dell'antropologia
positivistica che da fine '800 ci aveva etichettato
come una razza africana, inferiore e delinquente.